Una giornata maledetta

Una giornata
maledetta

Il sole era
altissimo, ma sembrava essere a contatto della pelle, il calore del mio corpo
raggiungeva la sua stessa temperatura, e la sabbia era ancora più calda, ho
scelto un brutto momento per muovermi, quanto brucia sulle braccia, e la
maglia, per fortuna di un buon cotone, allevia leggermente, ma mi preoccupa di
più il sole che mi sta ottenebrando la mente, i pensieri, devo riuscire a
concentrarmi, se voglio sopravvivere, devo riuscire a minimizzare gli sforzi e
le risorse, si, gran brutto momento per muovermi. Mi fermo, mi inginocchio un
attimo, acqua, finita da un paio d’ore, la maledizione dell’acquisto del
prosciutto crudo salato, mi ripropongo di sopravvivere solo per scegliere il
prosciutto giusto la prossima volta, e quei ghiaccioli, inutili, ho
sopravvalutato troppe cose oggi e sottovalutato quelle più importanti, io non
sono perfetto. Rimango inginocchiato, la preziosa e pesante sacca che ho sulle
spalle è nera, impermeabile, caldissima, ma il suo contenuto preziosissimo. Non
trovo ancora le forze per alzarmi e proseguire, e penso, vedendo il calore che
sale dalla sabbia, di essere in realtà fortunato ad essere ancora vivo, e
maledico l’aver fatto la pipì poco prima, sperando che ci sia ancora qualcosa
da regalare al sole, prima che faccia evaporare il residuo del raro liquido del
mio cervello. Mi sforzo e mi concentro, la prima cosa da fare è risparmiare,
allora mi alzo e inizio a camminare nelle impronte degli altri, dove la sabbia,
già pressata, non avrebbe ceduto troppo al mio peso, e la sabbia di quelle
fosse scavate da altri piedi sicuramente nell’istante del passaggio non ha
avuto l’apporto calorico del sole, mentre la circonferenza del suo bordo si. Passo
dopo passo faccio parecchi metri, poi mi inginocchio ancora, stremato, avevo, con
quel metodo, guadagnato metri preziosi, e  in quel momento mi concedo le considerazioni
della gestione della mia energia, sicuro di aver avuto qualche joule in più per
la mia storica gestione della stessa, durante il tempo, nella sua continuità,
la mia energia era preziosa. Uno dei miei segreti per risparmiare forze nel
tempo è sempre stato di mettere le mutande nel cassetto più alto, e le calze in
quello più basso, piegarsi tutto l’anno su un cassetto, ogni giorno, e
risparmiare la fatica maggiore di un piegamento con più gradi per prendere
calze che non uso tutto l’anno, in quel momento, forse, mi stava salvando la
vita. Svengo, forse per pochi secondi, forse per minuti interi, guardo in alto,
solo gabbiani, nessun avvoltoio, forse sto delirando, mi piacerebbe un panno
imbevuto di acqua fresca, stupido io, che odio avere le mani bagnate, ora le
vorrei immerse e vorrei che mai si possano asciugare. Mi torna alla mente il
mio lavello, quando c’è farina, o curry, che regolarmente durante la
preparazione del pollo trovo sull’acciaio, so come pulirlo risparmiando
parecchie energie, lascio il panno completamente intriso di acqua, lo presso
spingendo con la sua acqua farina e curry verso la vasca del lavello, perfetto,
non ho bisogno di fregare e bagnare più volte per pulire, energia recuperata,
anche quella, ma non riesco ad alzarmi, ancora non riesco, devo ricordarmi
altro, o rimarrò qua, in pasto alla natura, istante dopo istante sempre meno
idratato. Poggio i gomiti e gli avambracci sulla sabbia, dopo aver spostato
quella rovente, prendo ancora tempo, copro la pancia, risorsa infinita per me
in questo periodo, riserva preziosa di grassi e acqua, e continuo con il
risparmio di energia, faccio sempre e solo il pieno alla macchina, anziché usare
energia per metterne poca ma più volte, inoltre mentre si riempie il serbatoio
mi rilasso, ma adesso l’idea della benzina associata a quel calore maledetto
che mi sta consumando la vita, mi fa avvampare le guance, allora penso al piatto
unico, abbondante, son sicuro che risparmiando energie non cucinando più cose
contemporaneamente forse adesso mi ha tenuto in vita. Poi decido di alzarmi,
sono arrivato al massimo del risparmio, i sorrisi alla gente, i saluti inutili,
gli occhiolini mai schiacciati, e ridendo mi alzo in piedi, forse impazzito,
passo dopo passo, vado avanti, le energia che risparmio ogni istante, ogni
giorno, che in condizioni normali conservo per fare l’amore, adesso le uso per
salvarmi la vita, cammino più veloce, e rido, forse perché sto per arrivare
alla macchina, forse perché sono pazzo, arrivo, si, il parcheggio è mio, infilo
le mani nel costume e con le chiavi ancora in tasca apro la macchina, spalanco
il portabagagli, la vampata di calore al suo interno mi riporta alla realtà,
caldo, apro la portiera, infilo la chiave a fatica e accendo, climatizzatore,
abbasso i finestrini, tutti e quattro insieme, salvo, dopo essermi levato la
sabbia dalle dita, aver messo la preziosa sacca del mare sacca nel bagagliaio,
mi siedo alla guida, aspetto che si rinfresci la macchina. Parto.

Un’altra
maledetta giornata di mare è finita.

Cesare

24 Gennaio
2017

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