Privacy Policy Il guinzaglio – Cesare Carta

Il guinzaglio

Il guinzaglio

Fastidioso l’abbaiare di quei
cani, tanto che si alza dal divano e si affaccia, umido e caldo il pomeriggio,
la canottiera bianca ha perso il suo splendore ed ora qual bianco rispecchia il
suo umore. Vede subito la signora con quel cane, non riesce a controllare nulla
di quel fastidiosissimo abbaiare, a gestirlo, a fermarlo, ma imperterrita, in
mezzo alla strada, insiste strattonando il suo guinzaglio, lui, al secondo
piano, si accomoda, punta i gomiti sul davanzale, eliminando pesi e fatiche del
proprio corpo, della sua stessa inerzia. Ad un certo punto il secondo cane, più
in alto del secondo piano, il suo sguardo abbandona la signora con i capelli
unti e appiccicati che, sulla strada, si fa strattonare a sua volta dal cane
che abbaia, ruota solamente la testa per non perdere la staticità appena
trovata, alza lo sguardo e la vede, un’altra signora che guarda verso il basso,
nel suo terrazzo caldo e umido, è un attimo, stava per ripetere all’animale nascosto
dietro il muretto di quel terrazzo di fare silenzio, di non abbaiare, ma si
ferma, fulminato dal suo sguardo, sguardo infastidito, due cani in un riverbero
mortale per quiete, calma, serenità pomeridiana, e nessuno per la strada,
nessun’altro per terrazzi, tre anime e due animali, e un’afa che li avvolge
come ad abbracciarli, dispettosa. La signora sul terrazzo è più giovane,
probabilmente abusata da un adulto anni addietro, scappa dentro ma lascia il
cane fuori a dialogare con il suo amico, o nemico, sulla strada, nemico quando
strattonato dalla padrona, amico quando la padrona distratta si accende l’ennesima
sigaretta. Un urlo, sordo, l’uomo in canottiera grida al silenzio, senza
minacce certe, senza aspettarsi nessun silenzio, ma in un istante tutto tace,
la giovane abusata ha sentito, apre l’armadio verticale levando tre lucchetti,
eredità del padre, e osserva l’armadio, poi chiama il suo cane che dal terrazzo
ha ripreso ad abbaiare al cane sulla strada. Lui ride da solo, immobile, nella
sua staticità. La signora sulla strada alza lo sguardo, in un attimo di pausa
del suo strattonato animale sente l’altro cane, alza lo sguardo senza però
capirne la esatta provenienza, e allora vede lui, che la guarda, nauseato. Lei,
vecchia e vanitosa almeno quanto sporca, abbassa subito lo sguardo, come se
potesse permettersi di fare la preziosa, la giovane intanto lascia l’armadio,
velocemente va in terrazzo e prende il cane, piccola la sua taglia, al
contrario del suo fastidioso abbaiare, lo alza e tenendolo per il collare lo
porta fuori dal terrazzo, non vista, solo il cane in strada si rende conto, un
istante lunghissimo e il piccolo animale fa quattro piani rimbalzando nello
stesso istante in cui lo abbandona la vita. La giovane lo guarda, immobile in
una piccola chiazza di sangue, la vecchia sentendo il colpo si gira di scatto e
vede, alza lo sguardo, nessuno da nessun terrazzo. Ma la giovane era già
davanti all’armadio e aveva scelto per quel fucile più grosso, subito sul
terrazzo, leva la sicura e mira alla testa dell’uomo che la guarda, statico. Un
colpo. Il piombo entra in un occhio ed esce senza trovare molta resistenza
dietro il collo, l’uomo perde la vita ma mantiene la sua staticità,
irrigidendosi. Nessun’altro, ora solo la vecchia che però non capisce, sembra
uno scherzo e quell’uomo, che non si muove appare ancora vivo dal basso, la
giovane ha un altro colpo, mira alla vecchia, spara. La fronte della vecchia ha
un fremito, l’ultimo, poi scivola indietro trascinando il corpo che si stende
al caldo, coperto solo dall’umido, il cane trova poca resistenza e fa sfilare
il guinzaglio dalle dita senza vita della vecchia padrona, e fugge, vivo. La giovane
va verso l’armadio verticale dei fucili, scelta semplice, un altro colpo, poi
più nulla. Lui rimarrà così per due giorni, unico testimone il cane, fuggito,
unica soluzione, tornare a casa e morire di fame, ma a casa, ma il guinzaglio
nella fuga si è incastrato in un tombino, maledetto guinzaglio.

Cesare

30Giugno 2017

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