La nuvola

La nuvola

Esce passando attraverso le sue
labbra, non è fumo, è una nuvola, la natura si sa, fuma e ride e vive, e ora da
quelle labbra esce e sale in alto una bellissima nuvola, ancora senza forma, e
che a nulla e nessuno ancora somiglia, e sale, sale perché se restasse in basso
non la vedrebbe nessuno, e infatti subito prende la forma di un cerbiatto, per
somigliare un istante dopo ad un missile che esplode. La nuvola è così bianca
che il sole vedendola rimane estasiato, sembra una sposa il giorno del
matrimonio, sembra un’anima prima di essere persa. È allegra la nuvola, appena
nata già può prendere le sembianze di un vecchio saggio, o di un monte con
scolpiti personaggi illustri, o semplicemente di una tazzina di carcadè, è
ancora piccola e giovane, non conosce la solitudine, ne ha mai incontrato altre
nuvole, ne nere ne, come lei, candide, e non ha ancora mai pianto. Lei,
solleticata dal vento sale e ride, è un brivido di piacere vederla così, e
quando smette di salire osserva in basso, e davanti, un aeroplano che da
lontano la evita, si vede che cambia direzione, e lei sorride, perché
istintivamente sa di essere un ostacolo, anche se minimo, ma anche quel
velivolo lo è, e trasporta sognatori che cercano nuvole come lei, il piccolo
apparecchio volante gira intorno a lei, e scatta mille fotografie, un vero
book, lei sorridendo prende tante forme, una musa, una sirena, una fragola, poi
cambia genere e si trasforma in un mostro a due teste, ma poi, vergognandosi
subito, diventa un cigno. L’aereo va via sbuffando con la piccola elica che lo
spinge lentamente verso il basso, lei distratta da qualcosa in lontananza, non
lo vede nemmeno atterrare, e in lontananza, ma in avvicinamento, qualcosa di
preoccupante, istintivamente diventa compatta, la sua preoccupazione diventa
paura, si stringe cercando di diventare sempre più piccola e invisibile, ma
così facendo si rende conto di perdersi, e gocciola verso il basso.
Terrorizzata dalla paura di scomparire, ma ancor di più dall’essere vista da
quella cosa nera che ogni tanto diventa rossa, e rumorosa, si allunga per non
dare volume alla vista della macchia scura, riuscendo. La macchia scura non la
vede e non la insegue, la piccola nuvola ha l’impressione di non essere
diventata il pasto di quella macchia scura che somiglia molto ad un treno a
vapore, è rumorosa, inesorabile, nera. Nella sua dolce e candida ingenuità si è
resa conto di avere appena pianto, quando per paura si era compattata, aveva
pianto, e la sensazione del pianto le rimase per parecchio tempo, scomparendo
solo alla vista di un’altra bellissima nuvola, molto simile a lei, e decise di
avvicinarsi, di conoscerla, di sapere. Anche l’altra nuvola la vide, e i venti,
amici, fecero i ruffiani avvicinandole, velocemente, per sorridere con loro. Le
due nuvole incontrandosi lacrimarono, succedeva sempre così, ma insieme
diventarono più grandi più forti e coraggiose, adesso percorrevano il cielo
insieme, meno candide, ma più felici.

Cesare

9 Novembre 2016

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